Il cervo

Protagonista dell’oasi naturalistica di Castel Ivano, il cervo rosso “Cervus elaphus hippelaphus - Linneus 1758” è l’ungulato più grande che abita la nostra regione.

Sulle Alpi l’altezza al garrese dei maschi è compresa tra i 105 e 140 cm, le femmine sono di dimensioni più contenute e hanno un’altezza compresa tra i 95 ed i 110 cm, il peso raramente supera i 200 kg nel maschio, mentre la femmina pesa tra i 70 ed i 130 kg. Dimensioni e peso sono molto influenzate dalla qualità dell’habitat frequentato da ciascun individuo, oltre che, ovviamente, dal corredo genetico e sono quindi molto variabili.

I maschi, e solo i maschi come avviene in quasi tutti i cervidi, portano palchi ramificati di dimensioni spesso molto importanti, attenzione a non chiamarle “corna” perché le corna sono il trofeo tipico di un’altra famiglia di animali, i bovidi. Il palco del cervo è costituito da materiale osseo ed è soggetto ad un ciclo annuale di crescita e caduta. Sul finire dell’inverno il cervo maschio perde il proprio palco e, immediatamente dopo la caduta, comincia la formazione del nuovo. Durante la crescita il palco è avvolto in uno strato epidermico, ricoperto di pelo e fortemente vascolarizzato, detto “velluto” o “basto”. Sul finire dell’estate la crescita è completa ed il velluto, persa la funzione protettiva del palco in formazione, viene eliminato dall’animale strofinando il trofeo su rami ed alberelli.

Il ciclo di crescita e caduta del palco è regolato dall’azione combinata di ormoni specifici, ormoni influenzati dal fotoperiodo che sincronizza queste fasi con il cambio delle stagioni. Le dimensioni del trofeo crescono col passare degli anni, almeno fino a quando l’animale non comincia ad invecchiare, ma non è possibile stimare l’età dell’animale dalle dimensioni del palco o dal numero di punte dello stesso.

Il cervo compie due mute annuali, durante la bella stagione ha un pelo piuttosto leggero di color bruno-rossastro mentre il pelo invernale, molto più folto, è di colore bruno-scuro con una folta criniera portata dai maschi nella alla base del collo.

Gli accoppiamenti avvengono tra metà settembre e metà ottobre, durante gli amori i maschi più aitanti difendono il loro harem di femmine da eventuali rivali emettendo il caratteristico bramito, se il bramito del capobranco non è sufficiente a scacciare gli altri maschi potremmo assistere ad una vera e propria escalation fatta di rincorse e atteggiamenti di minaccia che può culminare in una vera e propria lotta.

Le nascite avvengono tra metà maggio e metà giugno, dopo circa 33 settimane di gestazione. La femmina partorisce solitamente un solo piccolo che, per le prime tre settimane di vita, rimane immobile, nascosto nell’erba, contando sul mimetismo del mantello maculato tipico dei cerbiatti per sfuggire ai predatori, in questa fase la madre raggiunge il proprio piccolo 3/4 volte al giorno per allattarlo ma rimane comunque sempre nelle vicinanze.

L’uomo è sempre stato affascinato dal cervo, presente in tutte le culture che si sono succedute fin dalla notte dei tempi. L’animale era raffigurato già nelle pitture rupestri del neolitico, caro ai celti che adoravano una divinità antropomorfa con palco di cervo, il dio Cernunnos, è stato citato e celebrato nella Bibbia e nella mitologia greca, ha quindi attraversato il medioevo raffigurato sui blasoni di molte casate nobiliari, sempre all’età di mezzo risale il mito del cervo crociato di S.Uberto, a sua volta ripreso dall’agiografia del più antico S.Eustachio, è giunto quindi fino ai giorni nostri immortalato, ad esempio, sullo stemma della Porsche e dello Jagermeister.

Una curiosità, uno dei patriarchi della famiglia di cervi dell’Oasi Naturalistica è stato il cervo maschio soprannominato “Prodi”. Catturato in quel di Trambileno nel 2000, dato che era diventato tanto confidente da preferire gli orti ed i giardini delle case alla foresta, Prodi ha trascorso 10 anni nel recinto dell’Oasi generando una numerosa progenie ed i suoi palchi, raccolti ogni primavera, sono custoditi nella Baita dell’Oasi”.